Fattori: “Giornata mondiale dell’acqua fra insopportabile retorica e democrazia negata”

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Fra 2011 e 2013 anche a Madrid e Berlino si svolgono due referendum che bocciano la privatizzazione e Berlino ripubblicizza l’azienda idrica cittadina. Inizio 2014: sul tavolo della Commissione, a Bruxelles, giunge la prima Iniziativa dei cittadini europei (ICE), con oltre un milione e ottocentomila firme raccolte in 23 paesi dell’Unione. L’ICE chiede di rendere effettivo il diritto umano all’acqua, di non assoggettare la gestione dei servizi idrici alle regole del mercato interno e di escluderli dai trattati di libero commercio. Marzo 2014: il consiglio regionale del Lazio approva all’unanimità la proposta di legge popolare regionale per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, definendolo servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro – secondo l’indicazione referendaria – e stanziando un fondo per avviare le ripubblicizzazioni. 

Di motivi per festeggiare, insomma, ce ne sono svariati. Tuttavia è come se qualcuno mettesse il limone nello spumante al momento del brindisi. Nella Giornata Mondiale dell’Acqua appena trascorsa (22 marzo), sotto una coltre di mielosa e insopportabile retorica, tutti si sono immancabilmente autoproclamati paladini dell’acqua bene comune e dei diritti umani: tutti ma proprio tutti, dalle multinazionali che per definizione trasformano l’acqua in merce traendone immensi profitti fino ai tanti governi che, alle multinazionali, hanno spalancato le porte. Governi che adesso, sotto la schiavitù volontaria dell’austerità, si apprestano a svendere tutto ciò che resta del patrimonio comune, beni e servizi (governo italiano in primis).

Invece di inondarci di pelosa retorica, le istituzioni dovrebbero dare piena attuazione alla inequivocabile volontà popolare espressa a più riprese in questi anni in ogni angolo del pianeta: sarebbe l’unico modo degno e appropriato di festeggiare la Giornata Mondiale dell’Acqua. Ovunque e ogni volta che i cittadini si sono potuti esprimere democraticamente, si sono opposti alla privatizzazione dei servizi idrici, a favore di una gestione trasparente e partecipata dell’acqua. Malgrado ciò, in Italia il referendum è stato largamente disatteso e la “remunerazione del capitale investito”, ossia il profitto per il gestore, resta di fatto nelle bollette. Allo stesso tempo la Commissione Europea con una mano accoglie la nostra ICE – dichiarando solennemente, ma anche con generica elusività, di non propugnare politiche privatrizzatrici – con l’altra mano obbliga la Grecia e gli altri paesi bisognosi degli aiuti del Meccansimo Europeo di Stabilità a vendere i servizi pubblici, acqua compresa. E’ la Troika, di cui la Commissione è parte, ad avere imposto il Memorandum alla Grecia, non altri. E’ stata la BCE – attraverso la tristemente famosa “lettera segreta” di Draghi e Trichet – a chiedere al governo italiano la “piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, attraverso privatizzazioni su larga scala (lettera inviata appena due mesi dopo il referendum del 2011, nel quale i cittadini si erano espressi in massa contro la privatizzazione forzata dei servizi pubblici locali).

Torniamo così ad uno dei nostri slogan:  ”si scrive acqua, si legge democrazia”. E torniamo all’incompatibilità fra le regole dominanti dell’economia e le regole più elementari della democrazia. In altre parole, non ha senso festeggiare la Giornata Mondiale dell’Acqua se non è anche intesa come giornata della democrazia.

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