Jobs Act: ma quale #laSvoltabuona? Ancora precarietà ed esclusione

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Anche l’idea di estenderlo per un massimo di sei mesi ai contratti atipici, escludendo comunque i lavoratori autonomi, effettivi o fittizi che siano, non va in alcun modo nella direzione di introdurre un welfare di cittadinanza che sia al contempo incentivante per la riconversione e riattivazione della forza lavoro. 
 
La nebulosa idea del contratto unico a tutele crescenti esclude evidentemente le tutele (come l’articolo 18) per i primi tre anni del rapporto di lavoro, favorendo quindi il mantenimento dell’attuale sistema discriminatorio per i lavoratori in entrata e più vulnerabili a rischio di precarietà e povertà.
 
“Altro che #lasvoltabuona – dichiara Claudio Riccio, candidato nel collegio sud con la lista l’Altra Europa con Tsipras – il Jobs Act è l’ennesimo tassello di un ventennale processo di precarizzazione del lavoro, che dietro la favola della flessibilità ha imposto un mercato del lavoro con alta ricattabilità e bassi salari. La disoccupazione giovanile al 42,6%, con picchi qui al sud oltre il 60%, dimostra il fallimento sociale di questo modello. Solo cambiando radicalmente la legislazione in materia di lavoro e riavviando politiche di investimento nei settori strategici per la nostra economia è possibile invertire la tendenza e salvare intere generazioni condannate a un presente di miseria oltre che a un futuro”.
 
“Se il Jobs Act rispecchierà quelle che sono le indiscrezioni dell’ultima ora – dichiara Alessandra Quarta candidata nel collegio Nord-Ovest per la Lista l’Altra Europa con Tsipras – lo shock annunciato da Renzi lo proveranno, per l’ennesima volta, i precari e in particolare i giovani. Da 20 anni il mercato del lavoro italiano è stato “modernizzato” secondo l’ideologia della flessibilità senza riuscire ad ottenere i risultati promessi. Il “jobs act” di Renzi non cambia direzione e non risolve il problema di fondo: in Italia manca lavoro, quello che c’è è poco specializzato e tendenzialmente mal pagato. Con un sussidio di disoccupazione “allargato” non si affronta la realtà di una crisi molto più profonda che ha creato emarginazione sociale e che ha colpito soprattutto le fasce più deboli della popolazione”.
 
Riteniamo quindi urgente introdurre delle misure volte alla creazione effettiva del lavoro da parte dell’unico attore oggi in grado di riattivare la domanda aggregata, lo Stato, quale datore di lavoro di ultima istanza. Riteniamo necessaria l’introduzione del reddito minimo garantito e la definizione di un salario minimo per tutti i lavoratori a livello europeo che, seppur differenziato tra i settori, non discrimini i lavoratori con lo stesso inquadramento e competenze, sulla base del tipo di contratto (tipico o atipico). 

 

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