Cambiare l’Europa, non vederla morire

0

 

Ho toc­cato con mano quanto poteri finan­ziari e isti­tu­zioni non elette, sotto il man­tra dell’austerity, tra­sfor­mas­sero quell’Europa che allu­deva a un sogno in un incubo. Oggi Europa signi­fica 120 milioni di poveri, una gene­ra­zione intera con­fi­nata nella pre­ca­rietà, bam­bini non in grado di curarsi, ric­chezze enormi — il 10% del Pil euro­peo, pari a 240 miliardi di euro — tra­sfe­rite in pochi anni dal lavoro alla ren­dita finan­zia­ria, migliaia di migranti senza nome sepolti nel più grande cimi­tero, il Medi­ter­ra­neo. Abbiamo speso milioni di euro per ’difen­dere’ le nostre fron­tiere per poi sco­prire che ci siamo difesi da chi cerca rifu­gio su una zat­tera e muore con un bimbo in braccio.

Que­sta non è l’Europa che sogna­vano Altiero Spi­nelli o Erne­sto Rossi. Né quella che le gio­vani gene­ra­zioni hanno guar­dato come a un’opportunità di stu­dio, lavoro, di cre­scita. Nel dibat­tito ita­liano, così come nelle scelte degli ultimi quat­tro governi, il «ce lo chiede l’Europa» è ser­vito a legit­ti­mare gli ordini che pro­ve­ni­vano dalle isti­tu­zioni meno demo­cra­ti­che (Banca Cen­trale, Fondo mone­ta­rio e Com­mis­sione), quelle non elette, men­tre il Par­la­mento di Stra­sburgo emet­teva riso­lu­zioni che resta­vano ina­scol­tate: sul red­dito minimo garan­tito, pre­sente in tutta Europa tranne, guar­da­caso, in Ita­lia e Grecia.

Ma l’Europa demo­cra­tica che ci chiede que­sto, come di risol­vere la situa­zione inde­gna delle nostre car­ceri e del nostro wel­fare, rimane oggi ina­scol­tata a van­tag­gio di chi vuole stran­go­lare i popoli in dif­fi­coltà. Per que­sto è impor­tante andare in Europa per inci­dere sul cam­bia­mento delle isti­tu­zioni e delle poli­ti­che, per far sì che que­sto spa­zio comune torni ad essere quello dei diritti per tutte e tutti, dei fondi per la cre­scita e la buona occu­pa­zione, del rispetto delle norme per la tutela ambien­tale, delle fonti rin­no­va­bili e nella cura del territorio.

Il tempo è adesso. Per­ché que­sto si can­dida a fare Ale­xis Tsi­pras, e que­sto spero di poter fare al suo fianco. Per­ché non mi capa­cito all’idea che la sini­stra o è suc­cube e alleata delle destre o non è. Per­ché vor­rei ripor­tare al cen­tro del dibat­tito ita­liano ed euro­peo la parola ugua­glianza. Per­ché vor­rei met­tere in que­sta avven­tura tutto quello che ho incon­trato nella vita: dalle fati­che dei miei geni­tori alle spe­ranza tra­dite dei ragazzi della mia gene­ra­zione. Per­ché ancora un filo ci tiene insieme: l’idea che un altro mondo, un’altra Europa è pos­si­bile. E che la costrui­remo insieme.

Condividi: