Alessandra Quarta per #8marzosempre

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L’8 marzo, però, non è solo il giorno del ricordo. Perché non tutte le battaglie sono già state combattute e non tutte sono state vinte. Nel nostro Paese continuano ad esserci divari troppo forti tra uomini e donne in termini di occupazione e le lacune nel sistema del welfare chiedono di essere colmate. La precarietà è ormai diffusa e trasversale: è inaccettabile che le lavoratrici precarie non godano del diritto alla maternità e questo vale anche per quanto accade per il diritto alla paternità.

Allo stesso tempo, la precarietà è una condizione da cui le donne escono più difficilmente degli uomini. Per tutte queste ragioni e per molte altre, oggi è solo uno dei giorni in cui lottiamo per essere libere di dare alla nostra vita la forma che preferiamo. Nel nostro continente, l’Europa, i diritti delle donne – anche quelli che abbiamo dato per scontato – sono oggi sotto attacco.

Lo abbiamo visto in Spagna negli ultimi mesi, così come anche nel nostro Paese, dove il Piemonte ne è un esempio. Abbiamo visto a dicembre bocciare la risoluzione Estrela sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi dal Parlamento Europeo, perchè chiedeva che l’aborto sicuro fosse un diritto. Abbiamo molti motivi per desiderare un cambiamento in Europa: rendere i diritti delle donne uno dei suoi pilastri fondamentali è un obiettivo non più rimandabile.

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