La mossa Spinelli. Una lista di cittadinanza per sostenere Tsipras

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Un altro intellettuale mainstream sfidava il consenso pro-austerity stabilito dai maggiori partiti, appena pochi giorni dopo la pubblicazione, da parte del sociologo di impostazione socialdemocratica Luciano Gallino, di un libro intitolato “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa”.

La defezione di due figure di questo calibro, entrambi ospiti frequenti della prima pagina del quotidiano mainstream La Repubblica, dalla schiera dei sostenitori del governo di grande coalizione e delle politiche di austerity, è divenuta ancora più significativa il 21 gennaio, data della pubblicazione da parte di Spinelli e Gallino, insieme ad Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Marco Revelli e Guido Viale, diun appello pubblico a costruire “una lista di cittadinanza per un’altra Europa”, in opposizione alle politiche di austerity e al fiscal compact e a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras alla presidenza della Commissione europea.

Una mossa anomala, quella di intellettuali indipendenti, alcuni dei quali non erano mai stati associati con la sinistra radicale italiana, che sostenevano il presidente di Syriza come figura unificante di una lista non di partito alle elezioni europee. Ma questa mossa anomala potrebbe essere esattamente ciò di cui la sinistra italiana aveva bisogno, per quanto strano possa sembrare.

All’appello, infatti, hanno risposto oltre 20 mila cittadini, che l’hanno sottoscritto online, alcuni attivisti di movimento, che con un breve documento hanno proposto un processo partecipativo per costruire la lista e il suo programma dal basso, e i due partiti sopravvissuti della sinistra italiana: Rifondazione Comunista (data nei sondaggi tra l’ 1 e il 2%) e Sinistra Ecologia e Libertà (data nei sondaggi tra il 2 e il 3%).

Tre fattori sembrano particolarmente favorevoli per il successo di questo percorso (che ambisce almeno a raggiungere lo sbarramento del 4% per entrare nel Parlamento europeo): in primo luogo, è la prima volta, dalla tragica rottura del 2008, che i due principali soggetti della sinistra radicale italiana, Rifondazione e Sel, stanno dalla stessa parte, e questo sta finalmente riportando un po’ di entusiasmo nelle anime deluse dei militanti di sinistra; in secondo luogo, la candidatura di Tsipras, con l’esempio di Syriza in termini di relazioni positive con i movimento e partecipazione attiva in lotte sociali radicali, sta garantendo a questa lista una legittimazione senza precedenti nei diversi ambienti di movimento; in terzo luogo, il modello della “lista di cittadinanza”, che candiderà in gran parte cittadini indipendenti alle elezioni, ha maggiori probabilità di attrarre il voto degli elettori delusi dal centrosinistra rispetto a quelle che avrebbe avuto una tradizionale lista di partito della sinistra radicale.

Altri fattori, d’altra parte, stanno giocando in direzione opposta: il ruolo dei sei promotori della lista, che rivendicano l’ultima parola sulle candidatura, è considerato da alcuni antidemocratico, e tenere insieme militanti dei partiti della sinistra radicale, attivisti di movimento, intellettuali più o meno progressisti e lettori de La Repubblica potrebbe rivelarsi piuttosto difficile da qui al 25 maggio.

In fondo, ciò che segnerà il successo o il fallimento della lista, che dopo un referendum online è stata battezzata “L’Altra Europa con Tsipras”, sarà la capacità di imparare dagli errori del passato, in particolare su due aspetti: da una parte, la campagna dovrebbe concentrarsi completamente, a differenza da quanto fece Rivoluzione Civile alle ultime elezioni politiche, sui temi sociali ed economici, mettendosi in concorrenza con Silvio Berlusconi e Beppe Grillo nel campo della resistenza all’austerity europea, e, a differenza di loro, proponendo alternative credibili per cambiare le attuali politiche su debito, lavoro, welfare, saperi; dall’altra parte, tutte le componenti della lista dovrebbero avere il coraggio di investire in un vero processo di partecipazione, con l’obiettivo di coinvolgere e mobilitare le moltissime persone che hanno gradualmente abbandonato l’attivismo negli ultimi anni, deluse dalle scissioni e dall’inefficacia della sinistra istituzionale.

L’Italia non ha vissuto ancora, come invece Grecia, Spagna e Portogallo, l’esperienza di una vasta e unitaria mobilitazione anti-austerity e quindi non ci sono possibilità reali, per la sinistra italiana, di raggiungere i livelli di consenso popolare che sono stati conseguiti in quei Paesi. Ciononostante, se la lista di cittadinanza per l’Altra Europa mostrerà il coraggio necessario per sfidare apertamente le politiche sociali ed economiche dell’Ue e per aprirsi alla partecipazione attiva di cittadini impegnati, l’ingresso nel Parlamento europeo diventerà un obiettivo ragionevole, e il primo passo per la ricostruzione di una necessaria alternativa di sinistra in Italia. 

 

 

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